L’esperienza del ritmo è contemporanea al nostro esistere.

 

La vita intrauterina è scandita dal battito cardiaco della madre, dalla sua respirazione, dalla peristalsi:veri e propri movimenti tellurici per il feto che si trova improvvisamente a esistere al centro di tutto ciò.

E’ ben presto aggiunge a questo paesaggio sonoro e tattile il ritmo del proprio cuore e dei propri movimenti.

Segue poi il ritmo delle poppate e delle evacuazioni quello del sonno e della veglia che pian piano si adeguano all’alternarsi della luce e del buio, quello sempre più regolare dei nostri passi e quello misterioso delle stagioni. Il lavoro e il riposo il sole e la luna l’uomo e la donna sono rappresentazione di quella tensione-distensione che è all’origine del suono  e di  tutto  ciò che esiste.

Non c’è quindi da stupirsi se qualsiasi pedagogia della musica parte dall’insegnamento del ritmo: non si tratta infatti di insegnare qualcosa di nuovo, ma di portare in luce qualcosa di già acquisito inconsapevolmente.

 

 

 

 

Ed è altrettanto naturale che il ritmo sia considerato magico presso molte culture è una risorsa per la gioia e l’elevazione nella nostra :il rullo dei tamburi esprime sempre vitalità e cambiamento, induce al moto e all’attesa di eventi.

 

Attraverso il ritmo l’individuo non entra solo in relazione con il gruppo ma con l’intero universo.

 

 

 

Il tamburo è dunque una porta tra il dentro e il fuori.

 

 

E’ tra corpo e mente.

 

Da sempre Medicine Women/Men - Curanderos - Guaritori - Estatici hanno utilizzato il loro TAMBURO come alleato e strumento insostituibile per realizzare stati diversi di coscienza e sostenere i percorsi di “guarigione”.

 

 

Con la meditazione si possono impiegare mesi per entrare nel flusso delle onde Alfa, quelle che favoriscono il totale rilassamento e il benessere psicofisico” spiega Richard Carter musicoterapeuta anglo-sudafricano,

“ma con il tamburo ti bastano dieci minuti. Ho scoperto che suonare lo djembè è uno dei mezzi più efficaci

per liberarsi dallo stress”.